Da Lina Wertmüller a Patty Jenkins: potere alle registe!

A pochi giorni dalla notte degli Oscar, dove Frances McDormand si è aggiudicata il premio Oscar come Miglior attrice protagonista nel film “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri”, emergono maggiori considerazioni riguardanti il ruolo della donna nel cinema.

Durante il suo discorso di ringraziamento, ha coinvolto il pubblico, invitando tutte le donne presenti ad alzarsi in piedi. Le sue parole si sono focalizzate in particolar modo sulla condizione della donna nel mondo del cinema, citando per concludere la cosiddetta ‘inclusion rider‘, ovvero una clausola facoltativa (molto nota a coloro che lavorano nell’ambiente cinematografico), inserita per dare equità al cast e alla troupe di un film. Le sue parole hanno stregato i presenti, ponendo l’attenzione su una tematica frequentemente accantonata.

Oggi anche noi dell’Ennesimo vogliamo celebrare la festa della donna dando spazio ad alcune delle registe più acclamate che hanno contribuito a rendere lo scenario cinematografico attuale completo e variegato.

LINA WERTMÜLLER

Lina Wertmüller (Fonte: www.radiomadeinitaly.it)

Classe 1928, Lina Wertmüller è una pioniera nel campo della regia femminile in Italia e nel mondo. In un’epoca in cui il ruolo ideale per una donna era fare la moglie e badare ai figli, lei tracciava la strada per le successive generazioni di registe femminili. Prima del suo debutto con I Basilischi, nel 1963, ha lavorato al fianco di Federico Fellini per i film La Dolce Vita e 8½, ma anche dietro la macchina da presa di celebri trasmissioni come Il giornalino di Gian Burrasca e Canzonissima.

Lina Wertmüller durante le riprese de “I Basilischi”, 1963 (Fonte: www.wikipedia.org)

La Wertmüller può vantare di essere stata la prima donna in assoluto ad essere candidata agli Oscar come Miglior Regista, nel 1977, per il film Pasqualino Settebellezze. Il film fu molto apprezzato negli States, ma purtroppo non portò a casa nessuna statuetta.

Il suo impegno sociale si riflette nei suoi film, famosi per i titoli lunghi e stravaganti: Tutto a posto e niente in ordine (1974), Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974), Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici (1978). È senza dubbio una maestra nel rappresentare ed esasperare gli stereotipi italiani maschili e femminili, i luoghi comuni sulle classi sociali e tutto ciò che distingue (ancora oggi?) gli italiani, da Nord a Sud.

SOFIA COPPOLA

Figlia d’arte, nasce in una famiglia immersa nel mondo del cinema, al quale si dedica fin da giovanissima. Già nel 1999 la vediamo alla regia de Il giardino delle vergini suicide. Inutile dire che si muove con dimestichezza tra recitazione, sceneggiatura e regia, seguendo le orme del padre, Francis Ford Coppola, pur distinguendosi per uno stile e una maniera di approcciarsi alla regia, completamente differente.

Tra i suoi numerosi riconoscimenti è doveroso ricordare che è stata la prima donna statunitense ad avere ottenuto una nomination all’Oscar al miglior regista per il suo acclamatissimo Lost in Translation – L’amore tradotto, vincitore inoltre dell’Oscar alla migliore sceneggiatura originale. Inoltre, forse non tutti sanno che ha scritto tutte le sceneggiature dei suoi film, avendo praticamente il completo controllo sulla loro stesura e produzione.

 

Sofia Coppola (Fonte www.vogue.com)

KATHRYN BIGELOW

Anzitutto è la prima donna a vincere il premio Oscar, dopo ben 80 anni di storia del celebre riconoscimento grazie al film The Hurt Locker (2010). Oltre all’Oscar alla miglior regia e miglior film, la pellicola si aggiudica altri 4 premi su 10. La pellicola, incentrata sulla guerra in Iraq, è motivo di critiche, ma proprio questo si rivela essere invece il suo punto di forza.

Parlando della Bigelow, dissociatevi completamente dallo stereotipo della regista donna che realizza commedie romantiche o altri film d’amore. Spesso i suoi film vengono definiti ‘da uomini’, poiché focalizzati su tematiche prettamente maschili quali guerra, storie di battaglie e caccia a Bin Laden, a partire dal suo ultimo capolavoro Detroit (2017): racconta delle battaglie razziali che vede protagonisti gli afroamericani nell’America degli anni ’60.

 

Kathryn Bigelow (Fonte: www.ew.com)

 

PATTY JENKINS

La sua filmografia non è molto estesa, ma bastano pochi titoli per capire di che pasta è fatta Patty Jenkins. Il primo successo arriva con Monster (2003), basato sulla storia vera di Aileen Wuornos, ex prostituta condannata per l’omicidio di sei uomini. Nel 2017, grazie a Wonder Woman, la Jenkins diventa la prima regista donna di un film americano sui supereroi, e anche la regista più pagata di Hollywood. Il Time la nomina Persona dell’anno per il 2017, e si aspettano ancora grandi cose da lei.

Patty Jenkins (Fonte: www.cbs8.com)

Il suo apporto è stato fondamentale per il successo del film, che ha battuto il record di film diretto da una donna che ha incassato di più nella storia del cinema. La figura di Wonder Woman è stata anche proposta come ambasciatrice ONU per la parità di genere, ma la scelta ha provocato delle proteste. Fondamentale è stato l’attivismo della Jenkins, che lotta costantemente per sensibilizzare il mondo riguardo temi attuali come il divario salariale tra uomini e donne.

MARY HARRON

Mary Harron, regista di origini canadesi, è oggi una delle poche registe femminili di alto rilievo nell’industria hollywoodiana. Le sue opere ruotano attorno a delle figure controverse. Come dimenticare Valerie Solanas, la femminista radicale che sparò al celebre artista Andy Warhol nel 1968 (Ho sparato a Andy Warhol); o Patrick Bateman, lo psicopatico assassino che odia e uccide indiscriminatamente in American Psycho; e ancora Bettie Page, la pin-up più famosa e discussa di sempre (La scandalosa vita di Bettie Page).

Mary Harron (Fonte: www.slashfilm.com)

In una recente intervista per The Guardian, la Harron parla del sessismo dilagante nell’industria del cinema, definendolo “sottile”:

La gente si chiede perché ci sono così poche registe femminili ed è davvero difficile da spiegare. Sono tante piccole cose che rendono la sopravvivenza difficile. Ciò non accade per i film indipendenti, ma in televisione, è come se non aspettassero altro che tu fallisca. Non in modo maligno, ma ho sentito dire, ‘Abbiamo provato con una regista donna, solo che non ha funzionato’.

L’invito di Mary Harron alle giovani donne registe, oggi più attuale che mai, è quello di non mollare. Nonostante i pregiudizi, la differenza di trattamento, il divario salariale e il sessismo. Le donne non devono permettere che questo influisca sulla loro intera carriera, sul loro successo, ma lottare per ottenere ciò che spetta loro di diritto.

 

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