IL MIO NOME È KHAN (2010)

Clone di Forrest Gump al curry, con tutti i limiti di Bollywood – l’abuso del rallenty, la colonna sonora soverchiante e l’estetica un po’ pacchiana – ma, proprio come l’originale, ben scritto e stracolmo di valori positivi e di speranza. La versione “occidentale” del film è orribilmente mutilata.

RSVP: “Forrest Gump”, “Rain Man”.

Voto: 7.

[Versione estesa della recensione su Melpyou]

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